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Inutile dirlo: i primi sintomi che fanno pensare all’alopecia spaventano e non poco. Questo perché sono tantissime le persone che ne soffrono e che sperano di non diventare calve.

La calvizie è, infatti, un problema che porta con sé anche del disagio psicologico che si deve sempre tenere in conto. Non è facile, infatti, cercare di accettare la situazione, poiché è verosimile l’ipotesi di rimanere senza capelli.

A tal proposito, si deve sempre ricordare che non solo gli uomini di una certa età soffrono di alopecia. Anche le donne possono soffrirne ed è possibile che il problema si presenti anche poco dopo i 20 anni o giù di lì.

Ma cosa si deve fare? Tra le tante soluzioni che vengono regolarmente proposte a chi soffre di alopecia, ci sono quelle che funzionano e quelle che, invece, hanno risultati decisamente più scarsi.

 

NASCONDERE l’alopecia con la tricopigmentazione

Se si parla di una cura per l’alopecia che sia, al tempo stesso, efficace e, soprattutto, poco invasiva, si pensa alla tricopigmentazione. A differenza del più classico dei trapianti di capelli, la tricopigmentazione risulta essere una soluzione di compromesso. Un risultato di tutto rispetto senza, però, il dolore del trapianto.

Da qualche anno a questa parte, quindi, chi vuole riavere la percezione di una chioma fluente e sana, ha anche questa opportunità. Di cosa si tratta e quali sono i segni distintivi della tricopigmentazione? Rispondere a questi quesiti è importante, poiché permette di capire che si tratta di un trattamento ottimo per chi non vuole rimanere calvo.

Si deve, quindi, iniziare con il sottolineare che questo altro non è che un trattamento di natura estetica, che permette di andare a coprire quelli che sono diradamenti della chioma dovuti a calvizie e alopecia. Si tratta di un effetto ottico perché, nello specifico, vengono “disegnati” i capelli lì dove mancano con una specie di tatuaggio eseguito con pigmenti sicuri, tecniche specifiche e strumentazioni appositamente studiate.

Vengono utilizzate materie di primissima scelta, dall’effetto del tutto naturale e, soprattutto, dal colore identico a quello dei capelli preesistenti. Il risultato, quindi, sarà assolutamente naturale e non evidente. Il pigmento viene iniettato, attraverso un dermografo, nella cute e questo fa sì che la differenza tra capelli e zona trattata sia impercettibile.

Ottima soluzione, quindi: poco invasiva, non dolorosa, simile a un tatuaggio. Ma quanto dura la dermopigmentazione? A questo punto si deve fare una piccola premessa, cercando di rispondere alla domanda nel migliore dei modi possibili. Ecco, quindi, che si deve sottolineare che per ottenere un buon risultato si devono effettuare quanto meno 3 sedute dalla durata media di 3 ore circa l’una. Molto dipende anche dal derma, dal pigmento e dalle capacità dell’esperto che esegue il trattamento ma una cosa è certa: una sola seduta è del tutto insufficiente.

Il trattamento va ripetuto e questo perché è simile a un tatuaggio e, proprio come questo, tende a sbiadire. Il lasso di tempo tra un trattamento e un altro varia in base a quelle che sono le proprie esigenze e, soprattutto, all’effetto che si desidera ottenere. Si va dalle due volte all’anno sino a un ritocco ogni 2 o 3 anni in base a quelle che sono le esigenze del soggetto in questione.